Querela

Con la querela la persona offesa che ha subìto un reato chiede di voler procedere al fine di ottenere la punizione del colpevole (artt. 336 ss. c.p.p.). Non ci sono particolari regole per il contenuto della querela, ma è necessario che nella stessa ci sia la descrizione del fatto – reato, la volontà del querelante di voler procedere per tale fatto e la richiesta di punizione del colpevole. La querela può essere resa, oralmente o per iscritto, al pubblico ministero, ad un ufficiale di polizia giudiziaria o, all’estero, ad un agente consolare, la stessa è presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale. L’Autorità che riceve la querela procede all’identificazione della persona che la propone, all’attestazione della data e del luogo della presentazione e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero. La querela è una condizione di procedibilità visto che la legge subordina alla sua proposizione l’esercizio dell’azione penale per alcuni specifici reati (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, minaccia, diffamazione, etc.).

I termini per la presentazione della querela sono disciplinati dall’art. 124 c.p. che prevede «salvo che la legge disponga altrimenti, il diritto di querela non può essere esercitato, decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato». La clausola di salvezza iniziale si riferisce, ad esempio, ai casi di violenza sessuale di cui agli artt. 609bis e 609septies c.p., per cui è appunto previsto un termine di sei mesi per l’esercizio della querela. Il termine per la presentazione della querela comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto da parte della persona offesa, soprattutto in relazione alla sua qualificabilità come reato e alla individuazione dell’autore. L’art. 340 c.p.p. prevede la remissione (ritiro) della querela che può essere: espressa, quando ha la forma scritta ed è sottoscritta dal querelante; tacita quando il querelante compie comportamenti incompatibili con la volontà di voler punire il responsabile. Per essere efficace (e produrre l’estinzione del reato – art. 152 c.p.), la remissione deve però essere accettata dal querelato. Appare opportuno evidenziare che in materia di remissione tacita della querela la Cassazione, con due recenti sentenze, ha ribaltato l’orientamento giurisprudenziale consolidato, espresso dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 46088/2008, secondo il quale la mancata comparizione al processo della parte offesa non può considerarsi remissione tacita della querela sporta. Nella sentenza n. 12186/2016 viene enunciato il seguente principio di diritto: “la mancata comparizione del querelante – previamente ed espressamente avvisato che l’eventuale successiva assenza sarà interpretata come abbandono dell’istanza di punizione – integra gli estremi della remissione tacita extraprocessuale.

L’atteggiamento dell’avvocato nella stesura della querela

Nel momento in cui l’avvocato redige la querela il cliente deve sapere che questa è un atto di parte e dal professionista può ottenere un aiuto a scriverla nel raccontare l’accaduto. Nella stesura della querela occorre la massima precisione nel racconto del fatto – reato visto che con tale atto si chiede al pubblico ministero di iniziare le indagini. L’avvocato deve verificare se il cliente ha titolo per presentare la querela se egli è la persona offesa, cioè il soggetto  su cui sono ricaduti gli effetti materiali della condotta criminosa  e che, a causa di ciò,  ha subito la lesione (o la messa in  pericolo) del bene giuridico tutelato dalla norma penale.
Nel momento del racconto del fatto è necessario rivolgere al cliente una serie di domande chiarificatrici in modo da evitare errori nella descrizione del fatto storico che diventerà oggetto di indagine. E’, quindi, assai importante chiedere alla persona offesa la massima precisione nella descrizione del fatto, perché quello che viene descritto in querela si cristallizza e ciò comporta che l’esame dibattimentale della persona offesa verterà sul contenuto dell’atto. E’ opportuno inserire nell’atto di querela la richiesta di venire informati sull’eventuale richiesta di archiviazione, così, da poter avere la possibilità di proporre l’opposizione all’archiviazione indicando nuove strade di indagine.

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