Risarcimento del danno prodotto da reato

La persona offesa dal reato può ottenere il risarcimento del danno attraverso la costituzione di parte civile nel procedimento penale o mediante la proposizione di un procedimento di cognizione per responsabilità da fatto illecito (contrattuale o extracontrattuale) innanzi al tribunale civile. La parte civile è la vittima del reato che decide di esercitare nel processo penale l’azione civile per ottenere il risarcimento del danno. La costituzione di parte civile deve essere fatta mediante un’apposita dichiarazione resa per iscritto secondo le disposizioni dell’art. 78 c.p.p. Tale atto deve essere sottoscritto dal difensore in quanto il danneggiato partecipa al giudizio non personalmente, ma mediante il difensore munito di procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e apposta in calce o a margine della dichiarazione di parte civile. La dichiarazione svolge la funzione dell’atto di citazione del processo civile e deve contenere i seguenti elementi a pena di inammissibilità:

le generalità della persona fisica, quelle dell’imputato nei cui confronti viene esercitata l’azione civile, il nome e il cognome del difensore e l’indicazione della procura a questi rilasciata, l’esposizione delle ragioni che giustificano la richiesta al giudice di condanna dell’imputato al risarcimento del danno, e, infine, la sottoscrizione del difensore. Vi sono due termini, previsti a pena di decadenza, per costituirsi parte civile: l’inizio dell’udienza preliminare o prima dell’inizio del dibattimento, in entrambi i casi nel momento in cui il giudice accerta la regolare costituzione delle parti. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni grado e stato del procedimento. La costituzione di parte civile è facoltativa e disponibile, nel senso che in ogni momento del processo penale il danneggiato può revocarla. Nel momento in cui il danneggiato non si costituisce parte civile nel processo penale non può: 1. chiedere il risarcimento all’esito del processo penale e, pertanto, dovrà farlo intentando una causa civile ad hoc; 2. avanzare istanza per ottenere una provvisionale ovvero una “quota” del risarcimento liquidata dal Giudice già al termine del primo grado del processo; 3.  citare nel processo penale il responsabile civile ovvero il soggetto – come ad esempio una compagnia assicurativa – obbligato per legge a risarcire i danni cagionati da altri; 4. essere effettivamente rappresentato nel processo da un difensore che ne curi gli interessi attivamente; 5. depositare una propria lista testi; 6. esercitare – accanto a quella pubblica – l’accusa privata ovvero sarà grandemente limitato nella possibilità di apportare in giudizio elementi che corroborino in aula la responsabilità dell’imputato; 7. controinterrogare – a mezzo del proprio difensore – i testimoni citati dalla difesa dell’imputato. Nel caso in cui il giudice condanna l’imputato al risarcimento e al pagamento delle spese legali sostenute dalla parte civile, il condannato dovrà adempiere al pagamento delle somme indicate in sentenza. Se le prove acquisite nel corso del processo siano insufficienti per la quantificazione esatta dalle somme di cui sopra, il Giudice penale pronuncia condanna generica al risarcimento e rimette le parti avanti al giudice civile che effettuerà – dopo una vera e propria causa civile finalizzata a raggiungere quella prova dell’entità del risarcimento non raggiunta durante il processo penale – la concreta quantificazione monetaria del danno. Per scongiurare il concreto svantaggio di dover intentare una causa civile dopo la costituzione di parte civile nel processo penale finalizzata alla quantificazione di tutto il risarcimento, la parte civile può chiedere – sempre tempestivamente ovvero nelle conclusioni scritte al termine del dibattimento – che l’imputato, appunto in caso di condanna generica al risarcimento del danno, sia condannato dal Giudice penale al pagamento di una somma provvisoriamente esecutiva, detta provvisionale. Se, invece, il giudice penale ritiene di poter effettuare direttamente la liquidazione dell’intero danno reclamato dalla vittima, provvederà con la Sentenza di condanna “risparmiando” alla parte civile la fatica (anche economica) della causa civile.

 

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