Risarcimento del danno prodotto da reato

La persona offesa dal reato può ottenere il risarcimento del danno attraverso la costituzione di parte civile nel procedimento penale o mediante la proposizione di un procedimento di cognizione per responsabilità da fatto illecito (contrattuale o extracontrattuale) innanzi al tribunale civile. La parte civile è la vittima del reato che decide di esercitare nel processo penale l’azione civile per ottenere il risarcimento del danno. La costituzione di parte civile deve essere fatta mediante un’apposita dichiarazione resa per iscritto secondo le disposizioni dell’art. 78 c.p.p. Tale atto deve essere sottoscritto dal difensore in quanto il danneggiato partecipa al giudizio non personalmente, ma mediante il difensore munito di procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e apposta in calce o a margine della dichiarazione di parte civile. La dichiarazione svolge la funzione dell’atto di citazione del processo civile e deve contenere i seguenti elementi a pena di inammissibilità:

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Querela

Con la querela la persona offesa che ha subìto un reato chiede di voler procedere al fine di ottenere la punizione del colpevole (artt. 336 ss. c.p.p.). Non ci sono particolari regole per il contenuto della querela, ma è necessario che nella stessa ci sia la descrizione del fatto – reato, la volontà del querelante di voler procedere per tale fatto e la richiesta di punizione del colpevole. La querela può essere resa, oralmente o per iscritto, al pubblico ministero, ad un ufficiale di polizia giudiziaria o, all’estero, ad un agente consolare, la stessa è presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale. L’Autorità che riceve la querela procede all’identificazione della persona che la propone, all’attestazione della data e del luogo della presentazione e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero. La querela è una condizione di procedibilità visto che la legge subordina alla sua proposizione l’esercizio dell’azione penale per alcuni specifici reati (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, minaccia, diffamazione, etc.). Continua a leggere

Stalking (atti persecutori)

Il reato di stalking è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con il decreto legge n 11 del 23 febbraio 2009, convertito in legge n. 38 del 23 aprile 2009, la cui rubrica reca “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonchè in tema di atti persecutori” L’art. 7 del decreto legge 11/2009 prevede che “Dopo l’art. 612 del codice penale è inserito il seguente art. 612-bis rubricato a sua volta Atti persecutori”. Il nuovo art. 612 – bis del codice penale, introduttivo del reato di atti persecutori, meglio noto come stalking, si compone di ben quattro commi. Il comma primo prevede che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumita’ propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

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